Separazione consensuale e trasferimento di immobili: i creditori possono agire per simulazione

Con l’ordinanza n. 3442/2026, la Prima Sezione Civile della Cassazione conferma che gli accordi patrimoniali stipulati in occasione della separazione, quando non hanno causa nel vincolo matrimoniale, restano assoggettabili all’azione di simulazione da parte dei creditori danneggiati Quando una coppia si separa consensualmente, il verbale omologato dal Tribunale può contenere accordi di ogni tipo: assegnazione della casa coniugale, corresponsione di un assegno di mantenimento, ma anche il trasferimento di immobili, quote societarie o altri beni patrimoniali. Questi accordi — per il fatto di essere inseriti in un atto omologato dal giudice — godono di una tutela rafforzata rispetto ai contratti ordinari? E soprattutto: un creditore che si veda sottrarre dal proprio debitore ogni patrimonio attraverso un accordo di separazione può fare qualcosa per difendersi? La risposta della Cassazione è sì — e con l’ordinanza n. 3442/2026, la Prima Sezione Civile ha definitivamente chiuso una vicenda decennale confermando la validità dell’azione di simulazione anche nei confronti di accordi patrimoniali inseriti nelle condizioni di separazione consensuale omologata. La vicenda: un patrimonio immobiliare trasferito alla moglie alla vigilia del procedimento penale La storia che ha dato origine alla pronuncia è emblematica dei meccanismi attraverso i quali il patrimonio di un debitore può dissolversi in breve tempo a danno dei creditori. Un consulente finanziario aveva gestito il patrimonio di un suo cliente, causandogli un grave danno economico attraverso operazioni che si sono rivelate illecite — tanto da dar luogo a un procedimento penale conclusosi con applicazione della pena su richiesta ai sensi dell’art. 444 c.p.p. Mentre i rapporti economici con il cliente si deterioravano irreversibilmente e le iniziative giudiziarie prendevano forma, il consulente e la moglie avviarono una separazione consensuale. Nell’accordo di separazione — omologato dal Tribunale nel 2003 — era previsto il trasferimento a titolo gratuito, da parte del marito alla moglie, dell’intera quota di proprietà di una serie di immobili: non solo la casa coniugale, ma tutto il patrimonio immobiliare di cui era intestatario. Il cliente danneggiato — e poi, dopo la sua morte, la moglie erede — agirono in giudizio dinanzi al Tribunale di Pavia chiedendo, tra l’altro, che quegli accordi di separazione fossero dichiarati simulati, in quanto posti in essere al solo scopo di sottrarre i beni alle pretese creditorie. La domanda di risarcimento del danno fu accolta sin dal primo grado, ma quella di simulazione fu inizialmente respinta. Dopo una lunga serie di pronunce — Tribunale di Pavia, Corte d’Appello di Milano, cassazione con rinvio, nuovo giudizio di merito — la Corte d’Appello di Milano in sede di rinvio ha accolto la domanda di simulazione con la sentenza n. 3260/2022, confermata poi dall’ordinanza n. 3442/2026. Il quadro normativo: separazione consensuale e accordi patrimoniali tra contenuto essenziale e contenuto eventuale Per comprendere il ragionamento della Cassazione, occorre partire da una distinzione fondamentale elaborata dalla giurisprudenza di legittimità in materia di separazione consensuale. La separazione consensuale è un negozio di diritto familiare che ha un contenuto essenziale — il consenso reciproco a vivere separati, l’affidamento dei figli, l’assegno di mantenimento quando ne ricorrono i presupposti — e un contenuto eventuale, costituito da tutte quelle pattuizioni di natura patrimoniale che i coniugi intendono concludere in relazione alla nuova situazione di vita separata ma che non derivano direttamente dal vincolo matrimoniale. Questa distinzione era già stata tracciata con chiarezza da Cass. Sez. 1, n. 16909 del 2015, ripresa poi dalla Cassazione nell’ordinanza n. 21839/2019 che aveva già cassato la prima pronuncia di merito su questo stesso caso. Gli accordi che rientrano nel contenuto “eventuale” — quelli finalizzati a regolare in modo complessivo tutti i pregressi rapporti patrimoniali tra i coniugi, che trovano nella separazione solo l’occasione ma non la causa — godono di piena autonomia rispetto al negozio di separazione in senso stretto, e sono soggetti alle regole ordinarie del diritto dei contratti, ivi comprese quelle in materia di simulazione e di azione revocatoria. In altre parole: il fatto che un trasferimento immobiliare sia trasfuso in un verbale di separazione omologato non lo rende automaticamente immune da impugnazione. Le Sezioni Unite della Cassazione, con la fondamentale sentenza n. 21761/2021, avevano ulteriormente chiarito che le clausole degli accordi di separazione consensuale che operino trasferimenti di beni immobili sono valide e costituiscono titolo idoneo per la trascrizione, ma hanno anche espressamente ribadito la possibilità di esperire l’azione di simulazione nei confronti di tali patti. La distinzione decisiva: accordi con causa nella separazione e accordi con mera occasione nella separazione Nel caso specifico, l’accordo di separazione non si limitava a regolare l’assegno di mantenimento o l’assegnazione della casa coniugale — profili che rientrano nel contenuto tipico della separazione e per i quali l’omologazione giudiziale svolge una funzione di controllo sostanziale che rende più difficile configurare una simulazione. L’accordo aveva disposto il trasferimento di tutto il patrimonio immobiliare del marito alla moglie, in un’unica soluzione e a titolo gratuito. Un simile trasferimento “una tantum” dell’intero patrimonio immobiliare va ben oltre le necessità di definire l’obbligo di mantenimento e costituisce chiaramente una “altra statuizione economica” rientrante nel contenuto eventuale dell’accordo di separazione — un atto di autonomia contrattuale tra le parti che trova nella separazione la mera occasione, non la causa giuridica. Proprio per questo, esso è assoggettabile all’azione di simulazione da parte di terzi creditori, senza che l’omologazione giudiziale costituisca un ostacolo insormontabile. La prova della simulazione: il ruolo delle presunzioni e l’insindacabilità in sede di legittimità L’altro aspetto di grande interesse pratico riguarda il piano probatorio. Chi agisce in simulazione deve dimostrare che l’atto apparente non corrispondeva alla reale volontà delle parti. Quando la domanda è proposta da un terzo — come nel caso in esame, dove era un creditore (e poi il suo erede) ad agire — la prova può essere fornita liberamente, senza i limiti che valgono tra le parti del negozio. La Cassazione ha ribadito che il giudice di merito può fondare il proprio convincimento su elementi presuntivi, purché questi siano valutati non solo singolarmente ma nella loro convergenza globale, ossia nella capacità di costruire insieme un quadro indiziario complessivamente convincente. Il