La truffa online e la “minorata difesa”: la Cassazione conferma l’aggravante per chi agisce a distanza

La distanza fisica tra truffatore e vittima non è una semplice circostanza di contorno: secondo la Seconda Sezione Penale della Cassazione, essa struttura un autentico vantaggio operativo per il reo, sufficiente a integrare l’aggravante della minorata difesa anche nelle frodi telematiche più elementari. Con la sentenza n. 32517/2025, pronunciata l’11 dicembre 2025 e depositata il 5 marzo 2026, la Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma che aveva confermato la condanna per truffa aggravata commessa a distanza, mediante posta elettronica e ricarica di carta postepay. La vicenda è di quelle ormai tristemente familiari: la vittima era stata indotta in errore attraverso una falsa comunicazione relativa alla sospensione della propria carta postale, venendo convinta ad attivare una nuova carta che era però già stata aperta dall’autore del reato presso un ufficio postale di un’altra città e intestata a sé medesimo. Il danno accertato si attestava a quasi tremila euro. Il difensore aveva proposto ricorso articolando due distinti motivi: il primo relativo al mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall’art. 131-bis del codice penale; il secondo concernente il ritenuto erroneo mantenimento dell’aggravante della minorata difesa di cui all’art. 61, n. 5, del codice penale. La Corte ha respinto entrambe le doglianze, con argomentazioni di sicuro interesse per chiunque si occupi di reati informatici e di frodi perpetrate a distanza. L’art. 131-bis c.p. e il danno “di particolare tenuità”: quando non si applica Il primo motivo di ricorso investiva l’istituto della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, introdotto nel nostro ordinamento con il d.lgs. n. 28/2015 e oggi codificato all’art. 131-bis del codice penale. Tale disposizione consente al giudice di escludere la punibilità dell’imputato quando, nei reati puniti con pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni o con pena pecuniaria, l’offesa sia di particolare tenuità in considerazione sia delle modalità della condotta sia dell’esiguità del danno o del pericolo. Il richiamo normativo va fatto all’art. 133, primo comma, del codice penale, con specifico riferimento al danno cagionato alla persona offesa dal reato. La Cassazione ha ricordato che, nei reati contro il patrimonio — categoria nella quale indubbiamente rientra la truffa — la valutazione deve concentrarsi sull’entità del pregiudizio economico subìto dalla vittima. Un danno di quasi tremila euro non è, per definizione, di “particolare tenuità”, e la Corte di appello aveva dunque correttamente escluso l’applicabilità dell’esimente. A ciò la Cassazione ha aggiunto un elemento ulteriore di rilievo sistematico: secondo il consolidato orientamento della Seconda Sezione (v. Sez. 2, n. 9113 del 17/02/2021, Rv. 280663 – 01), la causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto non è applicabile quando il reo abbia approfittato delle condizioni di minorata difesa della vittima. Tale approfittamento — come si vedrà nel prosieguo — integra proprio una delle aggravanti che caratterizzava il caso in esame, determinando una duplice preclusione all’operatività dell’art. 131-bis c.p.: tanto sotto il profilo quantitativo del danno, quanto sotto quello qualitativo delle modalità esecutive. L’aggravante della minorata difesa nelle frodi telematiche: un quadro normativo in evoluzione Il secondo motivo di ricorso affrontava una questione di grande attualità: la configurabilità dell’aggravante della minorata difesa — già prevista dall’art. 61, n. 5, del codice penale nella sua formulazione originaria e oggi parzialmente rimodulata — nelle ipotesi di truffa commessa attraverso strumenti informatici o telematici. Prima di esaminare la soluzione della Corte, è utile ricostruire il quadro normativo, che negli ultimi anni ha conosciuto importanti interventi legislativi. Con la legge 28 giugno 2024, n. 90 — il cosiddetto “Decreto Cybersicurezza” — il legislatore è intervenuto sull’art. 640 del codice penale, inserendo al secondo comma il n. 2-ter, che prevedeva l’aggravante specifica per il caso in cui il fatto fosse commesso “a distanza attraverso strumenti informatici o telematici idonei ad ostacolare la propria o l’altrui individuazione”. Successivamente, il decreto legge 1° aprile 2025, n. 48, convertito senza modificazioni nella legge 9 giugno 2025, n. 80, ha eliminato il n. 2-bis dell’art. 640 — che conteneva il richiamo all’aggravante comune dell’art. 61, n. 5, c.p. — spostando la relativa previsione nel terzo comma dell’articolo 640, con un trattamento sanzionatorio ancora più severo e con la previsione della procedibilità d’ufficio. Come chiarisce la sentenza n. 32517/2025, tuttavia, questi interventi normativi non hanno introdotto un’aggravante di nuovo conio: si sono limitati a enucleare, per la specifica fattispecie della truffa telematica, un’ipotesi particolare dell’aggravante comune della minorata difesa, già riconducibile alle “circostanze di luogo” contemplate dall’art. 61, n. 5, c.p. in forma di approfittamento delle condizioni ambientali favorevoli al reo. Distanza fisica e “minorata difesa”: il ragionamento della Cassazione Il cuore della motivazione della Corte risiede nell’interpretazione della nozione di “minorata difesa” applicata alle frodi perpetrate a distanza mediante strumenti telematici. La Seconda Sezione ha confermato un indirizzo già tracciato in alcune precedenti pronunce (Sez. 6, n. 17937 del 22/03/2017, Rv. 269893 – 01; Sez. 2, n. 28070 del 08/04/2021, Rv. 281800 – 01; Sez. 6, n. 3096 del 03/12/2024, dep. 2025, Rv. 287452 – 01): nell’ipotesi di truffa commessa attraverso la vendita di prodotti online o, più in generale, mediante contatto telematico, la distanza tra il luogo in cui si trova la vittima — che normalmente paga in anticipo — e quello in cui si trova l’agente determina una posizione di favore strutturale per quest’ultimo. Questa posizione di vantaggio si articola su tre piani distinti: la possibilità di schermare la propria identità, la sottrazione del bene o della prestazione a qualsiasi efficace controllo preventivo da parte dell’acquirente, e la facilità di sottrarsi alle conseguenze della propria condotta illecita. Nel caso sottoposto al suo esame, la Corte ha evidenziato come la vittima fosse entrata in contatto con l’autore del reato soltanto tramite posta elettronica, senza alcuna possibilità di verificare di persona le informazioni ricevute circa la prospettata sospensione della carta postale. L’intero meccanismo fraudolento si reggeva, in definitiva, sulla distanza e sull’anonimato che il mezzo telematico garantiva all’agente: elementi che la Corte ha