La recente Cass. civ. Sez. Trib., n. 15757/2025 ha fornito importanti chiarimenti interpretativi in materia di accertamento bancario per i lavoratori autonomi, è necessario analizzare la portata della pronuncia costituzionale n. 228/2014 e i suoi riflessi sull’operatività delle presunzioni fiscali.
Fattispecie e questione giuridica
La controversia ha origine da un avviso di accertamento emesso nei confronti di una contribuente qualificata come lavoratore autonomo (attività di badante), fondata su un processo verbale di constatazione della Guardia di Finanza che evidenziava “svariati rapporti bancari e postali, registranti ingenti versamenti e prelevamenti di cui non aveva fornito giustificazione”. L’Amministrazione aveva applicato le presunzioni ex art. 32 DPR n. 600/1973 e art. 51 DPR n. 633/1972, considerando i versamenti non giustificati quali corrispettivi evasi e i prelevamenti non giustificati come acquisti senza fattura.
La Commissione Tributaria Regionale del Piemonte aveva accolto integralmente il ricorso della contribuente, ritenendo che la sentenza della Corte Costituzionale n. 228 del 6 ottobre 2014 avesse comportato l’inoperatività delle presunzioni bancarie “tout court” nei confronti dei lavoratori autonomi, sia per i prelevamenti che per i versamenti.
Il principio di diritto consolidato
La Suprema Corte ha precisato che “in tema d’imposte sui redditi, la presunzione legale (relativa) della disponibilità di maggior reddito, desumibile dalle risultanze dei conti bancari, giusta l’art. 32, comma 1, n. 2, del d.P.R. n. 600 del 1973, non è riferibile ai soli titolari di reddito di impresa o da lavoro autonomo, ma si estende alla generalità dei contribuenti” (Sez. 5, n. 9403 del 08/04/2024).
Tuttavia, all’esito della sentenza della Corte cost. n. 228 del 2014, si è determinata una differenziazione fondamentale: le operazioni bancarie di prelevamento hanno valore presuntivo nei confronti dei soli titolari di reddito di impresa, mentre quelle di versamento nei confronti di tutti i contribuenti.
L’erronea interpretazione della CTR e la cassazione parziale
La Corte Tributaria Regionale aveva incorreso in un errore interpretativo, estendendo impropriamente la portata della pronuncia costituzionale. La Cassazione ha chiarito che la CTR “è caduta in un’erronea interpretazione della portata della sentenza della Corte costituzionale n. 228 del 2014, estendendo l’inoperatività delle presunzioni, quanto al professionista ed al lavoratore autonomo, oltreché ai prelevamenti, altresì ai versamenti”.
Ne consegue che, rispetto ai (soli) versamenti, le presunzioni seguitano ad essere pienamente operative nei confronti di tutti i contribuenti, professionista e lavoratore autonomo, evidentemente, compresi.
L’estensione all’IVA della pronuncia costituzionale
Particolare rilevanza assume la conferma dell’orientamento secondo cui “la declaratoria di illegittimità costituzionale dell’art. 32 cit. […] è applicabile anche alla normativa IVA” (Sez. 6-5, n. 23912 del 08/10/2020). La Corte ha stabilito che anche per l’IVA vale il principio per cui “è definitivamente venuta meno la presunzione di imputazione dei prelevamenti operati sui conti correnti bancari ai ricavi conseguiti nella propria attività dal lavoratore autonomo”.
Grava, dunque, sull’Amministrazione finanziaria l’onere di provare che i prelevamenti ingiustificati dal conto corrente bancario e non annotati nelle scritture contabili, siano stati utilizzati dal libero professionista per acquisti inerenti alla produzione del reddito, non potendosi più fare ricorso alla presunzione per i prelevamenti.
Implicazioni operative e onere probatorio
La pronuncia delinea un quadro normativo articolato che impone una distinzione netta tra le due tipologie di movimentazioni bancarie. Per i versamenti non giustificati, permane l’applicabilità delle presunzioni ex art. 32 DPR 600/1973 nei confronti di tutti i contribuenti, inclusi lavoratori autonomi e professionisti, i quali “possono contrastarne l’efficacia dimostrando che le stesse sono già incluse nel reddito soggetto ad imposta o sono irrilevanti”.
Diversamente, per i prelevamenti non giustificati, a seguito della declaratoria di illegittimità costituzionale, l’Amministrazione deve provare che siffatti prelevamenti afferiscano all’effettuazione di acquisti senza fattura in quanto utilizzati dal professionista o dal lavoratore autonomo per finalità inerenti alla produzione di reddito, tanto per le imposte dirette quanto per l’IVA.
Decisione e rinvio
In accoglimento del primo motivo, la Cassazione ha disposto la cassazione della sentenza impugnata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado del Piemonte per nuovo esame. Il giudice di rinvio dovrà riesaminare la questione applicando correttamente il principio per cui le presunzioni sui versamenti restano operative anche per i lavoratori autonomi, mentre per i prelevamenti grava sull’Amministrazione l’onere di provare la correlazione con l’attività produttiva di reddito.
La pronuncia rappresenta un importante punto di equilibrio tra le esigenze di contrasto all’evasione fiscale e la tutela dei diritti del contribuente, confermando la portata circoscritta della sentenza costituzionale n. 228/2014 ai soli prelevamenti e cristallizzando l’orientamento giurisprudenziale consolidato in materia di accertamento bancario.