Contratti di energia conclusi online: il semplice “flag” non basta a fissare il foro competente

La Cassazione chiarisce che le clausole vessatorie nei contratti telematici B2B richiedono una firma digitale specifica, e detta un nuovo principio sui poteri difensivi nel regolamento di competenza Una società titolare di una struttura ricettiva aveva stipulato, per via telematica, un contratto di fornitura di energia elettrica con un importante operatore del settore. A un certo punto, senza alcuna comunicazione preventiva, le condizioni economiche del rapporto erano mutate unilateralmente, con un sensibile incremento dei costi. La società cliente, ritenendo illegittima la modifica e infondata la pretesa di pagamento che ne era derivata, aveva citato in giudizio il fornitore dinanzi al Tribunale di Viterbo, chiedendo l’accertamento dell’inadempimento contrattuale e la restituzione delle somme ritenute indebitamente corrisposte. Il fornitore, costituendosi, aveva eccepito l’incompetenza territoriale del giudice adito, invocando in via principale una clausola del contratto che riservava la competenza esclusiva al Tribunale di Roma e, in subordine, i criteri generali dettati dall’art. 19 c.p.c. (foro del convenuto) e dall’art. 20 c.p.c. (foro dell’obbligazione). Il Tribunale di Viterbo aveva escluso l’operatività della clausola di foro esclusivo, ritenendo non provata la sua specifica sottoscrizione, ma aveva comunque dichiarato la propria incompetenza a favore di Roma, individuata quale luogo di conclusione del contratto e di adempimento dell’obbligazione di pagamento. Contro questa decisione la società cliente ha proposto regolamento necessario di competenza. La questione processuale: quando l’eccezione di incompetenza è “incompleta” Il primo profilo affrontato dalla Corte riguarda la tecnica di formulazione dell’eccezione di incompetenza territoriale. Chi intende contestare la competenza del giudice adito invocando i fori alternativi previsti dalla legge deve farlo in modo completo, indicando tutti i possibili criteri concorrenti, e non soltanto alcuni di essi. Nel caso esaminato, il fornitore aveva contestato il foro ai sensi dell’art. 20 c.p.c. ma aveva omesso di riferirsi anche al foro della dipendenza previsto dall’art. 19 c.p.c., rendendo l’eccezione strutturalmente incompleta. Una simile lacuna, chiarisce l’ordinanza, non è sanabile con un’integrazione successiva alla comparsa di risposta tempestivamente depositata: l’eccezione di incompetenza territoriale derogabile deve essere formulata per intero fin dal primo atto difensivo, a pena di decadenza, secondo il combinato disposto degli artt. 38, primo comma, e 167 c.p.c. Il Tribunale, pertanto, non avrebbe potuto accogliere un’eccezione mai correttamente e completamente proposta, né tantomeno rilevare d’ufficio profili di incompetenza che la parte non aveva prospettato. Un principio inedito: la difesa “sollecitatoria” della parte vittoriosa Il punto più significativo dell’ordinanza riguarda però un tema di natura squisitamente processuale, relativo ai poteri difensivi di chi, pur avendo vinto sulla questione di competenza in primo grado, rischia di vedersi private le proprie ragioni in sede di regolamento. È noto che, nel giudizio di regolamento di competenza, la parte resistente non può proporre impugnazione incidentale: l’art. 47, ultimo comma, c.p.c., le consente soltanto di depositare scritture difensive e documenti. Nel caso di specie, il fornitore era risultato vittorioso sulla competenza, ma sulla base dell’eccezione subordinata (poi rivelatasi inammissibile), e non di quella principale relativa al foro convenzionale, che il Tribunale aveva invece respinto. La Cassazione ha ritenuto che, in una lettura costituzionalmente orientata dell’art. 47 c.p.c. alla luce del diritto di difesa sancito dall’art. 24 della Costituzione, la parte vittoriosa debba poter chiedere, con la propria memoria difensiva, che la Corte esamini anche l’eccezione principale disattesa dal giudice di merito, per l’ipotesi in cui il regolamento proposto dalla controparte dovesse essere accolto. In caso contrario, la parte si troverebbe priva di qualunque strumento per far valere le proprie ragioni, non avendo interesse a proporre un autonomo regolamento avverso una decisione che, nella sostanza, le era già favorevole. Su questa base la Corte ha enunciato un principio di diritto: la parte resistente, vittoriosa in virtù dell’accoglimento della sola eccezione subordinata, può sollecitare con la memoria difensiva l’esame dell’eccezione principale disattesa, affinché la Corte possa comunque mantenere ferma la statuizione sulla competenza, sebbene su presupposti diversi da quelli inizialmente ritenuti dal giudice di merito. Contratti online e clausole vessatorie: perché il semplice “flag” non basta Il secondo principio, di più immediato interesse pratico per le imprese, riguarda le modalità di approvazione delle clausole vessatorie nei contratti conclusi per via telematica tra professionisti. Il fornitore sosteneva che la clausola di foro esclusivo fosse stata validamente accettata attraverso una procedura di adesione online, con la selezione di appositi flag sul modulo web, integrata poi dall’invio cartaceo del contratto senza contestazioni da parte della cliente. La Corte ha ricordato che, ai sensi dell’art. 13, comma 1, del d.lgs. n. 70/2003, alle procedure di conclusione dei contratti per via telematica si applicano le ordinarie regole civilistiche, ivi compreso l’art. 1341, secondo comma, c.c., che impone la specifica approvazione per iscritto delle clausole vessatorie, tra cui rientra pacificamente la deroga alla competenza territoriale. Trasponendo questo principio nell’ambiente digitale, la Cassazione ha affermato che la “doppia sottoscrizione” richiesta dalla norma può essere validamente sostituita da una firma elettronica, anche nella forma più semplice, o “leggera”, disciplinata dal Regolamento UE n. 910/2014 (eIDAS), tipicamente realizzata mediante un codice OTP inviato al firmatario. Non è invece sufficiente la mera spunta di una casella sul modulo web: quella modalità, per quanto diffusa nella prassi commerciale, non garantisce che il cliente abbia prestato un consenso specifico e consapevole proprio alla clausola derogatoria, come invece richiede la norma codicistica. Le implicazioni pratiche per imprese e professionisti La pronuncia offre indicazioni operative di rilievo per chi opera nel commercio elettronico B2B, in particolare nei settori, come quello dell’energia, delle telecomunicazioni e delle utenze in genere, dove i contratti vengono conclusi quasi integralmente online. Le imprese che intendono inserire clausole vessatorie, come il foro esclusivo, le penali o le limitazioni di responsabilità, dovranno strutturare i propri percorsi di adesione digitale prevedendo un passaggio autonomo e specifico di approvazione di tali clausole, distinto dalla generica accettazione delle condizioni generali, e supportato da una firma elettronica idonea a dimostrare la consapevolezza del consenso prestato. La semplice interfaccia con caselle da spuntare, per quanto tecnicamente più agevole, espone il predisponente al rischio che la clausola resti priva di effetto, con conseguenze rilevanti proprio in tema di competenza, come