La Corte d’Appello di Napoli chiarisce che il semplice ritardo costituisce grave irregolarità e può portare alla revoca immediata
Quante volte, in qualità di condomini, vi siete trovati ad attendere mesi – se non anni – la presentazione del rendiconto da parte dell’amministratore? E quante volte vi siete chiesti se questo ritardo potesse avere delle conseguenze concrete?
La risposta arriva da una recente pronuncia della Corte d’Appello di Napoli, che ha chiarito in modo inequivocabile quali sono i doveri dell’amministratore e le conseguenze della loro violazione.

Il quadro normativo: l’obbligo di rendicontare entro 180 giorni
La normativa italiana in materia condominiale, dopo la riforma del 2012, ha introdotto regole precise sulla gestione economica del condominio. L’articolo 1130, comma 10, del Codice Civile stabilisce che l’amministratore deve redigere il rendiconto condominiale annuale della gestione e convocare l’assemblea per la relativa approvazione entro centottanta giorni dalla chiusura dell’esercizio. Questo termine non è affatto casuale: il legislatore ha voluto garantire ai condomini il diritto di controllare con cadenza annuale e in tempi ragionevoli l’operato di chi gestisce le parti comuni dell’edificio e amministra i fondi condominiali.
Il rendiconto condominiale, disciplinato dall’articolo 1130-bis del Codice Civile, non è un semplice documento contabile. Si tratta di uno strumento fondamentale di trasparenza che deve contenere le voci di entrata e di uscita, con le relative quote di ripartizione tra i condomini, e deve essere corredato da tutti i documenti giustificativi delle spese sostenute. Attraverso questo documento, ogni condomino può verificare come sono stati utilizzati i contributi versati, se l’amministratore ha agito nell’interesse comune, e se la gestione è stata condotta secondo criteri di buona amministrazione.
Il caso deciso dalla Corte d’Appello di Napoli: nove mesi di ritardo
La vicenda esaminata dalla Corte d’Appello partenopea con l’Ordinanza n. 1176 del 22 aprile 2024 riguardava una società di amministrazione che aveva presentato il rendiconto con un ritardo di ben nove mesi rispetto al termine previsto dalla legge. La questione giuridica sottoposta ai giudici era apparentemente semplice: questo ritardo poteva costituire una “grave irregolarità” sufficiente a giustificare la revoca giudiziale dell’amministratore?
I giudici napoletani hanno fornito una risposta chiara e netta: sì, il semplice ritardo nella presentazione del rendiconto costituisce di per sé una grave irregolarità ai sensi dell’articolo 1129, comma 12, numero 1, del Codice Civile. Non è necessario dimostrare che il ritardo abbia causato un danno economico al condominio, né che l’amministratore abbia agito in malafede. La violazione del termine legale è sufficiente, da sola, a configurare l’inadempimento.
La Corte ha spiegato che quando un amministratore ritarda sensibilmente la convocazione dell’assemblea e la presentazione del rendiconto, viene meno uno dei pilastri fondamentali della gestione condominiale: la possibilità per i condomini di esercitare un controllo tempestivo e consapevole sull’operato del professionista. Se la verifica della gestione viene concentrata in un’unica assemblea che esamina rendiconti relativi a più annualità, magari dopo mesi di ritardo, diventa oggettivamente difficile – se non impossibile – analizzare con la dovuta attenzione documenti e dati che coprono un arco temporale ultrannuale.
La violazione del principio di annualità
Oltre al mero ritardo nella convocazione dell’assemblea, la Corte d’Appello ha evidenziato un altro aspetto fondamentale: la violazione del cosiddetto “criterio dell’annualità”. L’obbligo di presentare il rendiconto entro centottanta giorni dalla chiusura dell’esercizio non è solo una questione di tempistiche, ma riflette un principio più ampio. La gestione condominiale deve essere verificata annualmente, con cadenza regolare, proprio per garantire la massima trasparenza e permettere ai condomini di intervenire tempestivamente in caso di irregolarità.
Quando un amministratore accumula più rendiconti e li presenta tutti insieme con notevole ritardo, questa modalità operativa pregiudica il diritto dei condomini di comprendere puntualmente l’andamento della gestione, di chiedere spiegazioni su singole voci di spesa, e di valutare con serenità se mantenere o meno la fiducia nel professionista. Il diritto di controllo dei condomini, in altre parole, viene compresso o addirittura svuotato di significato quando l’informazione arriva troppo tardi o in modo troppo concentrato.
Le conseguenze: la revoca giudiziale dell’amministratore
Una delle questioni più rilevanti affrontate dalla Corte d’Appello di Napoli riguarda le modalità attraverso cui è possibile ottenere la revoca dell’amministratore inadempiente. La pronuncia ha ribadito un principio già affermato dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza n. 20957 del 29 ottobre 2004: non è sempre necessario passare prima attraverso una deliberazione dell’assemblea condominiale.
Esistono due eccezioni specifiche, previste dall’articolo 1129, comma 11, del Codice Civile, che impongono di sottoporre preventivamente la questione all’assemblea: quando si sospettano gravi irregolarità di natura fiscale, oppure quando l’amministratore non ha aperto o non utilizza i conti correnti intestati al condominio. In questi due casi, il singolo condomino deve prima chiedere all’assemblea di deliberare la revoca, e solo se la maggioranza si oppone può rivolgersi all’autorità giudiziaria.
Al di fuori di queste ipotesi tassative, tuttavia, il condomino che rileva gravi irregolarità nella gestione – come il mancato rispetto del termine per la presentazione del rendiconto – può direttamente adire il giudice competente chiedendo la revoca dell’amministratore. Il procedimento seguirà le normali regole processuali, compresa l’applicazione del principio di soccombenza per le spese legali: se il giudice accoglie la domanda di revoca, l’amministratore inadempiente dovrà rifondere le spese legali sostenute dal condomino o dal condominio.
Cosa possono fare i condomini
Di fronte a un amministratore che non presenta il rendiconto nei termini di legge, i condomini hanno diversi strumenti di tutela. Il primo passo consiste nel verificare con precisione le date: quando è stato chiuso l’ultimo esercizio e quando è scaduto il termine di centottanta giorni per la convocazione dell’assemblea di approvazione del rendiconto. È utile documentare per iscritto questa situazione, magari inviando all’amministratore una comunicazione formale – anche via posta elettronica certificata – in cui si richiama l’obbligo di legge e si chiede quando intende convocare l’assemblea.
Se l’amministratore non risponde o continua a procrastinare, è opportuno coinvolgere gli altri condomini, informandoli della situazione e delle relative conseguenze. La condivisione delle informazioni permette di valutare collegialmente se intraprendere azioni comuni. In molti casi, la sola prospettiva di un’azione legale coordinata spinge l’amministratore a regolarizzare rapidamente la propria posizione.
Qualora il dialogo non produca risultati, i condomini possono convocare un’assemblea straordinaria per mettere all’ordine del giorno la questione della revoca dell’amministratore. Anche se, come abbiamo visto, la revoca giudiziale può essere chiesta direttamente senza passare per l’assemblea, una deliberazione assembleare in tal senso rafforza la posizione dei condomini e dimostra che l’insoddisfazione non è limitata a un singolo soggetto.
Infine, se la situazione persiste e l’amministratore continua a non adempiere ai propri obblighi, è consigliabile consultare un legale specializzato in diritto condominiale per valutare l’opportunità di avviare un procedimento di revoca giudiziale. Come chiarito dalla Corte d’Appello di Napoli, il semplice ritardo nella presentazione del rendiconto costituisce un motivo più che sufficiente per ottenere la rimozione dell’amministratore inadempiente.
Gli obblighi dell’amministratore: prevenire è meglio che curare
Dal punto di vista dell’amministratore di condominio, la pronuncia della Corte d’Appello di Napoli rappresenta un monito chiaro: la gestione professionale del mandato passa attraverso il rispetto scrupoloso delle scadenze di legge. La redazione del rendiconto non può essere considerata un adempimento burocratico da posticipare quando si è oberati di lavoro. Si tratta, al contrario, di un dovere fondamentale che attiene all’essenza stessa del mandato ricevuto.
Un amministratore attento e professionale dovrebbe dotarsi di strumenti organizzativi adeguati: un calendario con le scadenze normative, un sistema di contabilità aggiornato che consenta di predisporre rapidamente i rendiconti, e procedure interne che garantiscano la raccolta tempestiva di tutta la documentazione giustificativa delle spese. La tenuta ordinata delle scritture contabili, che devono essere conservate per almeno dieci anni, non è solo un obbligo di legge ma anche il presupposto per poter rendicontare con precisione e nei tempi previsti.
È fondamentale comprendere che il rispetto del termine di centottanta giorni non è negoziabile: non esistono proroghe automatiche, né giustificazioni che possano sanare un ritardo protratto. Anche se l’assemblea successivamente approva il rendiconto presentato in ritardo, questa approvazione tardiva non vale a sanare l’inadempimento originario dell’amministratore, specialmente se nel frattempo è già stato avviato un procedimento di revoca giudiziale. Lo ha chiarito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 28764 del 2017, ribadendo che l’approvazione postuma non può rimediare alla violazione già consumata.
Le implicazioni pratiche per tutti gli attori del condominio
La chiarezza della pronuncia della Corte d’Appello di Napoli produce effetti concreti per tutti i soggetti coinvolti nella vita condominiale. Per i condomini, si tratta di una tutela rafforzata: sanno di poter contare su strumenti efficaci per far valere il proprio diritto alla trasparenza e al controllo della gestione. Non devono più tollerare situazioni di opacità o attendere passivamente che l’amministratore si decida a convocare l’assemblea. Il diritto di essere informati tempestivamente sull’uso dei propri contributi è ora presidiato da conseguenze chiare e immediate per chi lo viola.
Per gli amministratori di condominio, la sentenza rappresenta un richiamo alla responsabilità e alla professionalità. In un settore sempre più regolamentato e in cui le aspettative dei clienti sono in costante crescita, la puntualità negli adempimenti diventa un elemento distintivo della qualità del servizio. Un amministratore che rispetta i termini di legge, che comunica con trasparenza e che rende facilmente accessibili le informazioni sulla gestione costruisce un rapporto di fiducia con i condomini che difficilmente potrà essere messo in discussione.
Per i professionisti legali, infine, la pronuncia offre un precedente importante da richiamare nelle controversie condominiali. La giurisprudenza si sta consolidando in un’interpretazione rigorosa degli obblighi dell’amministratore, e questo trend rafforza le posizioni di chi assiste condomini insoddisfatti o danneggiati da gestioni opache o irregolari.
Conclusioni: la trasparenza come pilastro della gestione condominiale
La decisione della Corte d’Appello di Napoli si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione della trasparenza nella gestione condominiale. Il rendiconto non è un mero adempimento formale, ma lo strumento principale attraverso cui si realizza il controllo democratico sull’operato dell’amministratore. Quando questo documento viene presentato in ritardo o non viene presentato affatto, si compromette l’equilibrio tra i poteri dell’amministratore e i diritti dei condomini.
La legge ha fissato un termine preciso – centottanta giorni dalla chiusura dell’esercizio – proprio per bilanciare le esigenze di tutti: dare all’amministratore il tempo necessario per predisporre una rendicontazione accurata, ma garantire ai condomini di ricevere le informazioni in tempi ragionevoli per poter esercitare efficacemente il proprio diritto di controllo. Il rispetto di questo termine non è optional, ma costituisce un elemento essenziale del mandato.
Se vi trovate nella situazione di non aver ricevuto il rendiconto da mesi, o addirittura da anni, sappiate che non siete soli e che la legge vi tutela. La pronuncia della Corte d’Appello di Napoli è una conferma autorevole del fatto che questi comportamenti non possono essere tollerati. Ogni condominio merita una gestione professionale, trasparente e rispettosa delle regole: non abbiate timore di far valere i vostri diritti.
Il nostro studio legale è a vostra disposizione per fornirvi assistenza qualificata in materia condominiale. Se avete dubbi sulla regolarità della gestione del vostro condominio, se non ricevete il rendiconto nei tempi di legge, o se avete necessità di valutare l’opportunità di una revoca giudiziale dell’amministratore, contattateci per una consulenza personalizzata. La tutela dei vostri diritti inizia con la corretta informazione e con il supporto di professionisti esperti in grado di guidarvi nelle scelte più appropriate.

