I protocolli dei tribunali italiani offrono una guida chiara per evitare conflitti nella gestione dei costi extra rispetto all’assegno di mantenimento
Uno dei terreni più scivolosi che i genitori separati si trovano ad affrontare riguarda la gestione delle spese per i figli che vanno oltre l’assegno di mantenimento mensile. Una visita odontoiatrica, un corso di inglese, una gita scolastica: sono costi da dividere? Chi deve autorizzarli? E soprattutto, come distinguere ciò che è già incluso nell’assegno da ciò che invece richiede un contributo aggiuntivo?
La confusione su questi aspetti genera spesso tensioni tra i genitori, con il rischio che a pagarne le conseguenze siano proprio i figli. Per questo motivo, diversi tribunali italiani hanno elaborato protocolli d’intesa che offrono linee guida dettagliate e uniformi, trasformando un potenziale campo di battaglia in un percorso condiviso e chiaro.

La distinzione fondamentale: spese ordinarie e spese straordinarie
Il punto di partenza per comprendere il sistema è la distinzione tra due categorie di spese che hanno natura e modalità di gestione completamente diverse.
Le spese ordinarie rappresentano i costi prevedibili e quotidiani necessari per la crescita del figlio. Parliamo dei bisogni di tutti i giorni: il vitto, l’abbigliamento ordinario, le spese per la casa, le cure mediche di routine come le visite dal pediatra o l’acquisto di farmaci da banco. Queste spese sono interamente coperte dall’assegno di mantenimento periodico che il genitore non collocatario versa mensilmente. L’assegno, infatti, è stato calcolato proprio per garantire la copertura di tutte queste necessità quotidiane, senza che sia necessario ogni volta rinegoziare o dividere i singoli costi.
Le spese straordinarie, invece, sono costi imprevedibili, eccezionali o comunque rilevanti ed esorbitanti dalla sfera quotidiana. Si tratta di esborsi che non possono essere previsti e inclusi nel calcolo dell’assegno mensile, proprio perché la loro natura è occasionale o la loro entità è particolarmente significativa. Questi costi non sono coperti dall’assegno di mantenimento e devono essere ripartiti tra i genitori, solitamente in misura pari al cinquanta per cento per ciascuno, salvo diversi accordi o specifiche decisioni del giudice che tengano conto delle effettive capacità economiche di ciascun genitore.
I protocolli dei tribunali: uniformità e certezza del diritto
La necessità di creare criteri univoci e condivisi ha portato diversi tribunali italiani, tra cui quello di Milano che rappresenta un punto di riferimento nazionale, a elaborare protocolli d’intesa sul tema delle spese straordinarie. Questi protocolli hanno una duplice funzione: da un lato offrono ai genitori una guida chiara e precisa su quali spese rientrino in una categoria piuttosto che nell’altra, dall’altro riducono il contenzioso giudiziario, permettendo ai giudici di applicare criteri uniformi e prevedibili.
I protocolli distinguono le spese straordinarie in due sottocategorie fondamentali, ciascuna con regole operative diverse. Alcune spese, per la loro urgenza o necessità, non richiedono un accordo preventivo tra i genitori: un genitore può sostenerle autonomamente e poi chiedere il rimborso all’altro. Altre spese, invece, richiedono il consenso di entrambi i genitori prima di essere effettuate, proprio perché rappresentano scelte educative o discrezionali che devono essere condivise.
Le spese mediche: quando l’urgenza prevale sull’accordo
Nel settore sanitario, la distinzione tra spese che richiedono e non richiedono accordo è strettamente legata al concetto di urgenza e necessità. Le visite mediche urgenti, come quelle effettuate al pronto soccorso, i trattamenti sanitari erogati dal Servizio Sanitario Nazionale, l’acquisto di farmaci prescritti dal pediatra o dal medico curante e gli interventi chirurgici necessari e indifferibili rientrano nella categoria delle spese che non richiedono preventivo accordo. In questi casi, la salute del figlio ha priorità assoluta e non si può attendere il consenso formale dell’altro genitore. Il genitore che sostiene la spesa potrà poi documentarla e richiedere il rimborso della quota di competenza.
Al contrario, le visite specialistiche private non urgenti, le cure odontoiatriche e ortodontiche, i percorsi di psicoterapia o logopedia e i trattamenti termali o fisioterapici richiedono l’accordo preventivo di entrambi i genitori. Queste spese, pur essendo importanti per il benessere del figlio, riguardano scelte che vanno oltre le cure di base e che quindi devono essere condivise. La ragione è semplice: si tratta di decisioni che comportano un impegno economico significativo e che possono seguire orientamenti terapeutici diversi, sui quali entrambi i genitori hanno diritto di esprimersi.
Le spese scolastiche: tra obbligatorietà e opportunità
Nel contesto scolastico, i protocolli distinguono tra ciò che è essenziale per garantire il diritto allo studio e ciò che rappresenta un’opportunità aggiuntiva. Le tasse di iscrizione e i contributi per le scuole pubbliche, i libri di testo obbligatori e il materiale di corredo scolastico di inizio anno, comprensivo anche della dotazione informatica come computer o tablet necessari per la didattica, sono considerate spese straordinarie che non richiedono accordo preventivo. Si tratta di costi necessari per permettere al figlio di seguire il proprio percorso formativo e che quindi devono essere sostenuti a prescindere dalla volontà di entrambi i genitori.
Diversamente, l’iscrizione a scuole o università private, le gite scolastiche e i viaggi d’istruzione, i corsi di recupero o le ripetizioni private e i corsi di specializzazione o master post-universitari richiedono il consenso di entrambi. Queste spese offrono opportunità aggiuntive rispetto al percorso formativo standard e comportano scelte educative che vanno concordate, poiché non sono strettamente obbligatorie e possono avere un impatto economico rilevante.
Le spese ricreative, sportive e culturali: la discrezionalità educativa
Le attività extrascolastiche rappresentano un capitolo particolarmente delicato, perché toccano le scelte educative e i valori che ciascun genitore intende trasmettere ai figli. I corsi di musica, di lingua o le attività sportive, insieme al relativo abbigliamento e attrezzatura, i campi estivi, i soggiorni studio o le vacanze senza i genitori, le spese per il conseguimento della patente di guida e l’acquisto di dispositivi elettronici per svago rientrano tra le spese che richiedono un accordo preventivo.
È importante notare, tuttavia, che l’evoluzione della giurisprudenza e dei protocolli stessi ha portato a riconoscere alcune attività come sempre più integrate nel percorso formativo standard dei ragazzi. Corsi di lingua straniera o attività sportive diffuse, se sostenuti a costi ragionevoli, vengono considerati con maggiore favore dai tribunali, che tendono a interpretare in modo meno rigido l’obbligo di un accordo preventivo formale quando si tratta di attività che ormai fanno parte della normale crescita dei minori.
Le regole procedurali: comunicazione e tracciabilità
Al di là della categorizzazione delle spese, i protocolli stabiliscono anche un iter procedurale chiaro che i genitori devono seguire per evitare incomprensioni e conflitti. Il primo passo consiste nell’inviare una richiesta chiara e tracciabile all’altro genitore prima di sostenere una spesa che richiede accordo. La richiesta deve essere effettuata tramite strumenti che lascino traccia scritta, come email, posta elettronica certificata o anche messaggi WhatsApp, e deve specificare la natura della spesa e, se possibile, il costo previsto.
L’altro genitore ha un tempo limitato, solitamente dieci giorni, per rispondere. Ed è qui che interviene un principio fondamentale: il dissenso deve essere motivato. Un semplice rifiuto senza spiegazioni non è sufficiente. Il genitore che si oppone deve fornire una ragione valida, come ad esempio l’eccessività del costo rispetto ad alternative disponibili o il fatto che il figlio sia già impegnato in troppe attività. Un dissenso generico o privo di motivazioni può essere considerato invalido.
Molti protocolli, tra cui quello del Tribunale di Milano, hanno introdotto la regola del silenzio-assenso, un meccanismo che previene situazioni di stallo. Secondo questo principio, la mancata risposta motivata a una richiesta scritta entro i termini stabiliti equivale a un consenso. In pratica, se questa clausola è prevista nell’accordo di separazione o nel protocollo adottato dal tribunale di riferimento, il genitore che riceve la richiesta non può semplicemente ignorarla per poi, in un secondo momento, rifiutarsi di pagare. Per opporsi validamente a una spesa deve manifestare attivamente e per iscritto un dissenso fondato su ragioni concrete.
Una volta effettuato il pagamento, il genitore che ha anticipato il denaro deve inviare all’altro la documentazione che prova il costo, come fatture, scontrini o ricevute, e chiedere il rimborso della sua quota. Il pagamento deve avvenire entro un termine stabilito, generalmente compreso tra quindici e trenta giorni dalla richiesta.
Perché i protocolli sono uno strumento essenziale
L’adozione di protocolli d’intesa da parte dei tribunali rappresenta un passo importante verso la certezza del diritto e la tutela dei minori. Questi documenti non hanno valore di legge in senso stretto, ma costituiscono prassi interpretative che i giudici seguono con grande attenzione nelle loro decisioni. La loro diffusione sul territorio nazionale ha creato una maggiore uniformità nelle sentenze, riducendo le disparità di trattamento tra famiglie che si trovano in situazioni analoghe ma in tribunali diversi.
Per i genitori, i protocolli offrono una guida chiara che riduce l’incertezza e previene i conflitti. Sapere in anticipo quali spese richiedono accordo e quali no permette di pianificare meglio le scelte educative e di evitare incomprensioni che potrebbero degenerare in contenziosi costosi e stressanti. Per i figli, significa crescere in un ambiente più sereno, dove le decisioni che li riguardano vengono prese in modo collaborativo e trasparente.
Quando rivolgersi a un professionista
Nonostante la chiarezza dei protocolli, nella pratica possono sorgere situazioni ambigue o casi in cui i genitori non riescono a trovare un accordo. Un genitore potrebbe ritenere che una spesa debba essere considerata ordinaria mentre l’altro la classifica come straordinaria. Oppure potrebbero nascere dubbi sulla ragionevolezza di un costo o sulla validità del dissenso espresso.
In questi casi, la consulenza di un avvocato esperto in diritto di famiglia diventa fondamentale. Un professionista può esaminare il caso specifico alla luce dei protocolli adottati dal tribunale competente, valutare la documentazione prodotta e assistere i genitori nella ricerca di una soluzione condivisa o, se necessario, nel rivolgersi al giudice per ottenere una decisione vincolante.
La gestione delle spese per i figli non dovrebbe essere un campo di battaglia, ma un’occasione per dimostrare che, anche dopo la separazione, entrambi i genitori sono in grado di collaborare nell’interesse dei ragazzi. I protocolli dei tribunali offrono gli strumenti per farlo in modo chiaro, equo e rispettoso.
Se hai dubbi sulla gestione delle spese straordinarie o ti trovi in una situazione di conflitto con l’altro genitore, il nostro studio è a disposizione per fornirti una consulenza personalizzata che ti aiuti a tutelare i tuoi diritti e, soprattutto, il benessere dei tuoi figli.

