Mediazione obbligatoria: basta la procura al difensore, o serve sempre la parte in persona?

La Cassazione torna sul confine tra partecipazione personale e rappresentanza sostanziale nel procedimento di mediazione civile

Un condominio impugna in appello la sentenza di primo grado sollevando, tra gli altri motivi, una questione che da anni divide la prassi forense: la mediazione obbligatoria, condizione di procedibilità per numerose controversie civili, richiede sempre la presenza fisica della parte sostanziale, oppure è sufficiente che quest’ultima si faccia rappresentare dal proprio difensore munito di procura?

Il caso scaturisce da una controversia condominiale relativa all’impugnazione di alcune delibere assembleari, nella quale il condomino attore non si era presentato personalmente all’incontro di mediazione, ma aveva conferito al proprio legale una procura speciale per discutere, trattare e transigere. Il giudizio, originato da una citazione del 2016 dinanzi al Tribunale di Genova, è proseguito in appello e si è infine concluso davanti alla Corte di Cassazione, che si è pronunciata sul ricorso recante il numero di ruolo generale 23586/2022 con l’ordinanza n. 10978 del 24 aprile 2026.

La questione giuridica: comparizione personale o sostituzione tramite procura

Il decreto legislativo n. 28 del 2010, all’articolo 8, impone alle parti di comparire personalmente in mediazione, assistite dal proprio difensore. Questa regola, pensata per favorire un confronto diretto e una possibile composizione amichevole della controversia, si scontra spesso con esigenze pratiche: la parte può trovarsi lontana, indisponibile o semplicemente preferire che sia il legale a condurre la trattativa. Il condominio ricorrente sosteneva che la procura conferita dal condomino al proprio avvocato non fosse idonea a soddisfare il requisito della comparizione personale, perché si trattava di una procura sostanziale e non di una procura alle liti, e che, in quanto tale, avrebbe dovuto essere autenticata da un soggetto diverso dal difensore stesso, non potendo quest’ultimo autenticare un atto che attribuiva a sé medesimo il potere di sostituzione.

Il principio consolidato: la procura sostanziale non richiede autentica

La Corte ha respinto la censura, richiamando un orientamento già consolidato in materia. Nel procedimento di mediazione obbligatoria, la comparizione personale delle parti può realizzarsi anche tramite un rappresentante sostanziale, che può coincidere con lo stesso difensore che assiste la parte in giudizio, purché munito di apposita procura. La condizione di procedibilità si considera peraltro soddisfatta anche quando una o entrambe le parti dichiarino, al termine del primo incontro davanti al mediatore, la propria indisponibilità a proseguire la procedura.

Nel caso specifico, il giudice di merito aveva accertato che la procura rilasciata dal condomino al proprio legale non era una procura alle liti, cioè un atto che riguarda la rappresentanza nel processo, ma una procura sostanziale allegata all’istanza di mediazione, con la quale veniva conferito il potere di discutere, trattare e transigere la controversia davanti al mediatore. La Cassazione ha chiarito che, trattandosi di procura sostanziale, è sufficiente la forma scritta con la sottoscrizione del rappresentato, senza necessità di alcuna autenticazione, secondo quanto previsto dall’articolo 1392 del codice civile. La procura, infatti, costituisce un negozio giuridico unilaterale e recettizio, autonomo rispetto al rapporto di gestione sottostante, la cui validità non dipende da formalità ulteriori rispetto alla sottoscrizione.

Le implicazioni pratiche per professionisti e parti in causa

La pronuncia consolida un punto di equilibrio importante per chi gestisce procedimenti di mediazione obbligatoria. Per gli avvocati, significa che è possibile farsi conferire dal proprio cliente una procura sostanziale per partecipare in sua vece alla mediazione, senza dover ricorrere a un atto notarile o ad altra forma di autenticazione, purché il documento sia scritto e sottoscritto dalla parte e contenga poteri sufficientemente ampi, comprensivi della facoltà di transigere. Per le imprese e i condomini, spesso impossibilitati a far comparire personalmente l’amministratore o il legale rappresentante a ogni incontro di mediazione, questo significa poter organizzare con maggiore flessibilità la propria partecipazione, affidando al difensore un mandato sostanziale chiaro e specifico. Resta tuttavia essenziale che la procura non si limiti a un generico mandato processuale, ma attribuisca espressamente i poteri di discussione, trattazione e transazione richiesti dalla natura stragiudiziale della mediazione: una procura redatta in termini ambigui o riferita solo alla rappresentanza in giudizio rischia di non superare il vaglio di idoneità e di esporre la parte al rischio di improcedibilità della domanda.

Conclusione

La decisione, sia pure resa nel contesto di una controversia condominiale, offre un chiarimento di portata generale sulla mediazione obbligatoria: la comparizione personale della parte non è un adempimento rigido e formalistico, ma può realizzarsi anche tramite un rappresentante sostanziale, incluso il proprio difensore, a condizione che la procura sia scritta, sottoscritta e sufficientemente ampia nei poteri conferiti. Per chi si trova a dover gestire una procedura di mediazione e desidera valutare le modalità più opportune di partecipazione, il nostro studio è a disposizione per una consulenza personalizzata.

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