Videosorveglianza nascosta sui luoghi di lavoro: quando è lecita per tutelare il patrimonio aziendale

La Cassazione chiarisce i limiti tra controllo dei lavoratori e protezione dell’impresa nel caso di furto in farmacia

Con sentenza n. 707/2025, la Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha affrontato una questione di grande rilevanza pratica per datori di lavoro e dipendenti: la legittimità dell’installazione di telecamere nascoste sui luoghi di lavoro per prevenire furti e tutelare il patrimonio aziendale.

Il caso: furto continuato in farmacia

La vicenda riguarda una ex farmacista condannata per furto continuato aggravato dopo aver sottratto, nell’arco di tre anni, oltre 115.000 euro dal registratore di cassa della farmacia presso cui prestava servizio, oltre a prodotti farmaceutici per un valore di circa 7.000 euro. Le sottrazioni erano avvenute durante l’apertura del cassetto per operazioni di pagamento dei clienti o cambio di moneta.

L’elemento decisivo per l’accertamento del reato è stato costituito dalle registrazioni di un impianto di videosorveglianza installato all’interno della farmacia, le cui immagini hanno documentato le condotte illecite della dipendente.

I principi stabiliti dalla Cassazione

La Suprema Corte ha chiarito alcuni aspetti fondamentali relativi all’utilizzo della videosorveglianza sui luoghi di lavoro:

Liceità delle telecamere nascoste per la tutela patrimoniale

Secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale (Sez. Un. n. 31345 del 23/03/2017; Sez. 5, n. 14878 del 20/04/2021), l’installazione di telecamere nascoste sui luoghi di lavoro è lecita quando finalizzata alla protezione del patrimonio aziendale contro possibili comportamenti infedeli dei dipendenti. La Corte ha precisato che “il diritto alla riservatezza del dipendente cede di fronte all’esigenza di tutela contro i furti del datore di lavoro”.

Differenza tra controllo a distanza e tutela patrimoniale

La sentenza ribadisce la distinzione fondamentale tra:

  • Controllo a distanza dell’attività lavorativa: vietato dall’art. 4 L. 300/70 (Statuto dei Lavoratori) e dalle successive modifiche introdotte dalla L. 101/2018
  • Tutela del patrimonio aziendale: consentita quando l’installazione delle telecamere è finalizzata a prevenire furti e non al controllo sistematico dei lavoratori

Utilizzabilità delle registrazioni nel processo penale

Le immagini acquisite tramite videosorveglianza nascosta, quando installata lecitamente per la tutela del patrimonio, sono pienamente utilizzabili come prova nel processo penale. La Corte ha escluso qualsiasi violazione dell’art. 191 c.p.p. in materia di prove illegittimamente acquisite.

Le garanzie per i lavoratori

Nonostante la legittimità dell’installazione, permangono importanti tutele per i dipendenti:

Proporzionalità e finalità

L’utilizzo delle telecamere deve essere proporzionato all’esigenza di tutela e strettamente funzionale alla protezione del patrimonio aziendale. Non è consentito un controllo sistematico e generalizzato dell’attività lavorativa.

Rispetto della privacy

L’installazione deve rispettare la normativa in materia di protezione dei dati personali (GDPR – Regolamento UE 679/2016), con particolare attenzione ai principi di necessità, proporzionalità e minimizzazione dei dati.

Informazione preventiva

Quando possibile, i lavoratori devono essere informati della presenza di sistemi di videosorveglianza, salvo i casi in cui tale comunicazione pregiudicherebbe la finalità di tutela patrimoniale.

Implicazioni pratiche per le imprese

La decisione della Cassazione offre importanti indicazioni operative per datori di lavoro e professionisti:

Per i datori di lavoro:

  • È possibile installare telecamere nascoste per tutelare il patrimonio aziendale quando sussistano fondati sospetti di comportamenti illeciti
  • L’installazione deve essere limitata alle aree strettamente necessarie e per il tempo indispensabile
  • Deve essere garantito il rispetto della normativa privacy e del diritto alla dignità dei lavoratori

Per i lavoratori:

  • La presenza di telecamere per la tutela patrimoniale non viola di per sé i diritti dei dipendenti
  • Rimangono ferme le tutele contro il controllo sistematico dell’attività lavorativa
  • È sempre possibile contestare l’utilizzo improprio dei sistemi di videosorveglianza

Questioni aperte e sviluppi futuri

La sentenza lascia spazio ad alcune riflessioni sulla delicata conciliazione tra esigenze di tutela patrimoniale e diritti dei lavoratori. Particolare attenzione dovrà essere prestata ai casi in cui l’installazione di telecamere possa configurarsi come controllo sistematico dell’attività lavorativa, violando così lo Statuto dei Lavoratori.

La giurisprudenza dovrà inoltre confrontarsi con l’evoluzione tecnologica e l’introduzione di sistemi di sorveglianza sempre più sofisticati, che potrebbero sollevare nuove questioni in materia di bilanciamento tra interessi contrapposti.

Conclusioni

La decisione della Cassazione conferma l’orientamento consolidato che consente l’utilizzo della videosorveglianza nascosta sui luoghi di lavoro quando finalizzata alla tutela del patrimonio aziendale. Tuttavia, tale utilizzo deve avvenire nel rigoroso rispetto dei principi di proporzionalità, necessità e dignità dei lavoratori.

Per le imprese, la sentenza rappresenta uno strumento importante per la prevenzione e il contrasto dei comportamenti illeciti sul luogo di lavoro. Per i lavoratori, rimangono ferme le garanzie contro forme di controllo eccessivo e sproporzionato della propria attività.


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