Cadere su un cantiere stradale: quando la responsabilità del custode viene esclusa dalla disattenzione del pedone

Se l’ostacolo era visibile, la colpa può ricadere interamente su chi cade: la Corte d’Appello di Napoli conferma i limiti della responsabilità ex art. 2051 c.c.

Una donna, camminando lungo un marciapiede interessato dai lavori di realizzazione di una pista ciclabile, cadeva rovinosamente inciampando in del materiale di cantiere – reti protettive e paletti – lasciato a terra nei pressi dell’area dei lavori. In conseguenza della caduta riportava lesioni personali, accertate poi in sede di consulenza tecnica d’ufficio con un’invalidità permanente biologica del 4% e diversi periodi di invalidità temporanea.

La donna citava in giudizio l’ente pubblico committente dell’opera e l’impresa esecutrice dei lavori, chiedendone la condanna solidale al risarcimento dei danni, quantificati in poco più di settemilanovecento euro. Deduceva che le reti fossero state lasciate a terra in condizioni di scarsa visibilità e imprevedibilità, tali da configurare un’insidia non percepibile con l’ordinaria attenzione.

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I convenuti si costituivano contestando la ricostruzione attorea: l’ente pubblico eccepiva la propria estraneità, avendo affidato i lavori in appalto e non ricorrendo, a suo dire, i presupposti dell’art. 2051 c.c.; l’impresa esecutrice sosteneva di avere segnalato correttamente il cantiere, evidenziando che lo stato dei luoghi era perfettamente visibile e imputando alla danneggiata una condotta negligente.

La decisione di primo grado

Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere respingeva integralmente la domanda, compensando le spese di lite tra tutte le parti e ponendo a carico dell’attrice le spese di consulenza tecnica. Il giudice riteneva che il sinistro si fosse verificato in pieno giorno, in condizioni di ottima visibilità, in un tratto di strada la cui interessata da lavori era circostanza nota alla stessa danneggiata, che abitava a breve distanza dal luogo dell’incidente. L’ostacolo, descritto come materiale di cantiere di colore rosso, risultava oggettivamente percepibile da chiunque avesse prestato la normale attenzione esigibile nell’utilizzo della pubblica via.

Il motivo d’appello

Avverso tale pronuncia la danneggiata proponeva appello, affidato a un unico motivo. Sosteneva che il Tribunale avesse erroneamente valutato le prove testimoniali, attribuendo ai testi dichiarazioni diverse da quelle effettivamente rese, e che la caduta fosse stata provocata non da un rotolo di rete arancione ben visibile, bensì da un groviglio di rete mista a paletti, lasciato incustodito al di fuori dell’area di cantiere. Chiedeva inoltre che venisse riconosciuta la responsabilità dell’ente pubblico committente per un vizio di vigilanza, non essendovi stato, a suo dire, un totale trasferimento all’appaltatore del potere di fatto sulla cosa.

Il principio di diritto: l’art. 2051 c.c. e l’incidenza causale della condotta del danneggiato

La Corte d’Appello di Napoli, Sezione Seconda Civile, con la sentenza n. 5488, depositata il 22 luglio 2026, ha rigettato l’appello confermando integralmente la decisione di primo grado.

Il punto di partenza del ragionamento della Corte è la struttura della responsabilità da cose in custodia disciplinata dall’art. 2051 c.c. Questa norma pone a carico del custode – chi ha la disponibilità materiale e giuridica di un bene – una responsabilità che si fonda sul mero nesso causale tra la cosa e l’evento dannoso, indipendentemente da una colpa specifica. Si tratta, in altri termini, di una responsabilità oggettiva, che il custode può escludere soltanto dimostrando il caso fortuito, ossia un fattore esterno e imprevedibile che interrompe il collegamento causale tra la cosa e il danno.

La Corte ha ricordato che, secondo la giurisprudenza di legittimità più recente, tale caso fortuito può essere integrato anche dalla condotta dello stesso danneggiato, quando questa assuma un’efficacia causale assorbente nella produzione dell’evento. Richiamando un precedente della Cassazione (Cass., sez. III, 7 febbraio 2026, n. 2748), la Corte ha sottolineato che la responsabilità del custode resta esclusa ove l’evento risulti riconducibile, in via esclusiva o assorbente, alla condotta del danneggiato, specialmente quando il pericolo fosse agevolmente percepibile ed evitabile con l’ordinaria diligenza.

Su questo crinale si inserisce anche l’art. 1227, primo comma, c.c., che regola il concorso colposo del danneggiato: quanto più la situazione di possibile danno era prevedibile e superabile mediante le cautele normalmente attese in rapporto alle circostanze, tanto maggiore deve considerarsi l’incidenza causale della condotta imprudente della vittima, fino al punto di poter assorbire per intero il nesso eziologico tra la cosa e l’evento dannoso.

La percepibilità dell’ostacolo come elemento decisivo

Nel merito, la Corte ha ritenuto irrilevante la disputa sulla esatta qualificazione dell’ostacolo – rotolo di rete, groviglio di rete o porzione di recinzione – poiché dalle stesse deposizioni testimoniali, correttamente lette, emergeva che la caduta era comunque riconducibile a materiale di cantiere collocato a terra sul marciapiede, di colore rosso o arancione e dunque riconoscibile, in un contesto già oggettivamente segnalato dalla presenza di lavori in corso.

Il dato che i giudici hanno ritenuto dirimente non è la forma dell’oggetto, ma la sua oggettiva percepibilità da parte di chi utilizzasse la strada con l’ordinaria diligenza richiesta dalle circostanze di tempo e di luogo. In un’area di cantiere segnalata, in pieno giorno e in condizioni di buona visibilità, un utente attento avrebbe potuto avvedersi dell’ostacolo ed evitarlo. Questa valutazione, secondo la Corte, non risultava scalfita dalle censure dell’appellante, che si concentravano su una diversa descrizione terminologica dell’oggetto senza incidere sulla sostanza della ratio decidendi.

Quanto alla posizione dell’ente pubblico committente, la Corte non ha ritenuto necessario approfondire la questione dell’effettivo trasferimento del potere di fatto sulla cosa all’appaltatore, avendo già escluso in radice, per entrambi i convenuti, la sussistenza del nesso causale tra la cosa e l’evento, assorbito dalla condotta della danneggiata.

Le implicazioni pratiche

Questa pronuncia offre indicazioni operative rilevanti per più categorie di soggetti.

Per i cittadini che si muovono in prossimità di cantieri stradali, la decisione ricorda che la segnalazione visibile di un’area di lavori impone comunque un livello di attenzione superiore rispetto alla normale percorrenza di una strada priva di interferenze: la conoscenza, anche solo presunta, della presenza di un cantiere nelle vicinanze della propria abitazione può essere valorizzata contro chi agisce per il risarcimento.

Per gli enti pubblici committenti di opere, la sentenza conferma che l’accertamento della responsabilità ex art. 2051 c.c. richiede in ogni caso la prova, a carico del danneggiato, del nesso causale tra la cosa in custodia e l’evento: quando tale nesso viene escluso a monte per l’efficacia causale assorbente della condotta della vittima, diventa superfluo anche il vaglio sulla ripartizione delle responsabilità tra committente e appaltatore.

Per le imprese esecutrici di lavori pubblici, resta comunque opportuno documentare con cura le modalità di segnalazione e delimitazione del cantiere, poiché è proprio la dimostrazione della visibilità e riconoscibilità dell’area di lavoro a costituire, in casi come questo, l’elemento probatorio decisivo per escludere la responsabilità.

Conclusioni

La sentenza n. 5488/2026 della Corte d’Appello di Napoli si colloca nel solco di un orientamento ormai consolidato della giurisprudenza di legittimità, secondo cui la responsabilità da cose in custodia non opera in modo automatico, ma richiede sempre una valutazione in concreto del contributo causale offerto dal comportamento del danneggiato. Quando il pericolo era agevolmente percepibile con l’ordinaria diligenza, la responsabilità del custode può essere esclusa integralmente, a prescindere dalla qualificazione tecnica dell’ostacolo che ha causato il danno.

Chi ritenga di avere subito un danno in circostanze analoghe, o chi si trovi a dover valutare la propria posizione come custode di un’area interessata da lavori, può contattare il nostro studio per una valutazione della fondatezza della pretesa e delle strategie difensive più opportune.

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