Una riflessione sull’opera esposta nella mostra “Il dubbio è senziente, l’Equilibrio è Arte” e sul filo che lega la composizione pittorica alla professione dell’avvocato
In collaborazione con la critica d’arte Daniela Piesco
C’è un dipinto, nella mostra che il nostro studio ha il piacere di ospitare nelle proprie sedi, che sembra fatto apposta per chi pratica il diritto ogni giorno. “Il giardino impossibile” di Vincenzo Marsico non è soltanto un’opera di grande intensità cromatica: è, a guardarla con attenzione, una lezione visiva su cosa significhi tenere insieme elementi che, in apparenza, non dovrebbero stare nello stesso spazio.
Marsico capovolge l’ordine naturale delle cose. I fiori che dipinge non cercano la luce dall’esterno, perché ce l’hanno già dentro; il cielo è fatto della stessa materia dei petali; i gambi gocciolano verso il basso, come se la pittura stessa non avesse ancora deciso dove fermarsi. È un mondo in cui le regole consuete della fisica e della botanica vengono sospese, e proprio in questa sospensione si crea un nuovo equilibrio, diverso da quello che ci aspetteremmo ma non meno solido.

Il paradosso come metodo di lavoro
Chi esercita la professione legale conosce bene questa dinamica. Ogni controversia, ogni fascicolo che attraversa lo studio, presenta elementi che a prima vista sembrano inconciliabili: la pretesa del cliente e i limiti della norma, l’esigenza di tutela e i tempi del processo, il rigore tecnico e la comprensibilità per chi quella tecnica non la conosce. Il lavoro dell’avvocato, come quello del mediatore, non consiste nell’eliminare questa tensione, ma nel trovare — esattamente come fa Marsico sulla tela — un punto di equilibrio che tenga insieme forze opposte senza negarle.
Non è un caso che la mostra ospitata nelle nostre sedi si intitoli “Il dubbio è senziente, l’Equilibrio è Arte”. Il dubbio, nel lavoro giuridico, non è un difetto da correggere quanto prima: è lo strumento attraverso cui si costruisce un’argomentazione solida. Si dubita della prima interpretazione di una norma per arrivare a quella più corretta; si dubita della linea di difesa più ovvia per costruirne una più resistente; si dubita, in mediazione, della posizione di partenza di ciascuna parte per trovare la soluzione che nessuno aveva ancora visto. Il dubbio, in altre parole, è “senziente”: percepisce, sente, anticipa le criticità prima che si manifestino.
L’oro che non si mostra, si intuisce
Nell’opera di Marsico l’oro affiora qua e là sulla superficie blu, come un’increspatura antica. Non illumina tutto, non si impone: emerge per tracce, per accenni, per chi sa guardare con pazienza. È un’immagine che richiama da vicino il modo in cui, nella prassi forense, si individua il principio di diritto rilevante in un caso complesso. Non è mai immediatamente visibile in superficie: va cercato tra le pieghe dei fatti, dedotto dal comportamento delle parti, ricostruito attraverso un esame che richiede tempo e attenzione. Come scrive la stessa nota critica che accompagna l’opera, la natura — e potremmo dire anche la verità giuridica di un caso — “è qualcosa di prezioso che non si mostra, si intuisce”.
Questa pazienza, che nella pittura di Marsico somiglia alla meditazione e insieme a un’urgenza interiore, è la stessa che richiede l’attività di chi assiste un cliente: la fretta di arrivare a una soluzione non deve mai sacrificare la cura nell’individuare quella corretta. Le radici profonde nella terra sannita di cui parla la nota biografica dell’artista, unite a uno sguardo aperto al contemporaneo, descrivono bene anche l’approccio che una professione legale radicata nel territorio dovrebbe avere verso le proprie comunità: fedeltà alle proprie origini, ma capacità di leggere senza timore le trasformazioni in corso.
Perché un avvocato guarda un quadro
Si potrebbe pensare che accostare un’opera pittorica al diritto sia un esercizio puramente estetico, privo di utilità concreta. Non è così. La capacità di tenere insieme prospettive divergenti, di sospendere il giudizio prima di formularlo, di cercare l’equilibrio anziché la soluzione più rapida, sono competenze che si allenano anche attraverso l’esposizione a linguaggi diversi da quello tecnico-normativo. Per i professionisti che frequentano il nostro studio, per i clienti che vi entrano per la prima volta, e per chiunque si occupi di mediazione e gestione dei conflitti, mostre come questa offrono un’occasione preziosa: quella di ricordare che la ricerca di un punto di equilibrio — tra diritti, tra interessi, tra parti — è anche e soprattutto un atto creativo.
In questo senso, ospitare un’esposizione d’arte negli spazi dello studio non è un gesto estraneo all’attività legale, ma un suo prolungamento naturale. Il giardino impossibile di Marsico, con i suoi fiori che custodiscono la luce dentro di sé invece di cercarla fuori, ci ricorda che le soluzioni più solide — in arte come nel diritto — nascono spesso ribaltando lo sguardo abituale sulle cose.
Per chi desidera approfondire il percorso espositivo “Il dubbio è senziente, l’Equilibrio è Arte” o conoscere le opere di Vincenzo Marsico esposte nella nostra sede, il nostro studio rimane a disposizione per ogni informazione.

